aprile 2001
VOGLIAMO GIOCARE ANCHE NOI
Stiamo vivendo giorni strani, contradditori. Il calcio delle
donne continua a giocare il suo ruolo di fenomeno eternamente emergente
e
nel contesto di una società in continuo cambiamento trova con uguale
frequenza motivi di entusiamo e motivi di prostrazione.
Per esempio un evento come l'amichevole con una giovane nazionale USA
dello scorso 7 marzo a Rieti, è stato un motivo di grande
entusiasmo che ha sicuramente propagandato nel migliore dei modi il calcio
in versione femminile. D'altra parte, in questa stessa circostanza abbiamo
potuto constatare come ancora una volta l'offerta di spettacolo e informazioni
sportivi da parte dei mezzi di comunicazione sia talmente ricca e varia
da confinare il calcio femminile entro limiti inadeguati alle proprie esigenze
e alla propria dignità.
A parole sono in molti a conoscere la giusta ricetta per far decollare
il calcio femminile ma fino ad oggi l'auspicato boom della versione
rosa dello sport numero uno in Italia non si è verificato. È
perciò addirittura imbarazzante sprecare altre parole per dettare
l'ennesima giusta ricetta per far decollare il calcio femminile, anche
perchè forse, in tutti questi anni, in tutti questi tentativi, in
tutte queste idee è stato commesso il solito errore di fondo: in
fin dei conti il calcio femminile non deve decollare perchè
sta
già volando, sta già percorrendo la propria strada, fatta
di successi e insuccessi, di momenti luminosi e momenti bui, sta comunque
già marciando. E nessuno lo potrà fermare. E allora cosa
dobbiamo fare noi? (e dicendo noi intendo noi calciatrici, noi allenatori,
noi dirigenti, noi giornalisti, noi appassionati...).
Sicuramente non dobbiamo stare fermi ad aspettare chissà quale
treno che forse passerà o forse no, e che, anche se passasse ci
condurrebbe a chissà quale stazione....
Aspettare un treno che passa, la più banale metafora
delle occasioni che capitano nella vita, è un atteggiamento passivo,
che non ha niente di costruttivo, che in qualche modo autorizza a delegare
ad altri le responsabilità creative e propositive, nel bene e nel
male.
No, non credo che l'attesa della giusta occasione sia un'atteggiamento
che possa portarci lontano, credo invece che essere protagonisti, proporre
le proprie idee, raccontare le proprie esperienze e, soprattutto, ascoltare
il racconto delle esperienze altrui, sia l'atteggiamento giusto, vincente,
risolutore.
L'informazione è sicuramente il terreno più fertile sul
quale le nostre proposte possono essere presentate e discusse, nel quale
le idee possono circolare. Non ha alcun senso dire che la Divisione
non fa nulla se a noi stessi fa così tanta fatica scrivere un
comunicato stampa per raccontare le nostre gesta sportive. Ha senso criticare
apertamente l'operato di chi governa, e anche in questo l'informazione
gioca un ruolo determinante, dato che in qualche modo dobbiamo, rendendoci
conto dei nostri limiti, essere comunque competenti e partecipi. E far
seguire alle critiche delle proposte e dei progetti.
Non sarà certo facendo il vagone del potente di turno
che getteremo delle fondamenta solide per costruire qualcosa di duraturo,
occorre invece avere una base forte e numerosa che in ogni città,
in ogni paese, in ogni angolo delle campagne italiane ostenti la propria
presenza. Il calcio è un gioco bello e coinvolgente, è il
gioco del nostro paese e di buona parte del pianeta. Be', e allora diciamo
a tutti che vogliamo giocare anche noi!