dicembre 2003
LA LEGGE DELLA GIUNGLA
Il più forte vive, il più debole muore, è
la legge della giungla. La logica conseguenza è che a chi si sente
forte piace la legge della Giungla. A volte viene spacciata per libertà.
In questo periodo storico stiamo vivendo una grande lotta tra chi invoca
la libertà della Giungla e chi si contrappone chiedendo la libertà
di esistere. La lotta in corso si riflette anche nel mondo del calcio italiano,
trascinato nel caos dall'insensata avidità dei grandi club e da
una FIGC che non sembra in grado di governare.
Negli ambienti della LND si sostiene fortemente che nel caso di una
improbabile scissione tra dilettanti e professionisti, sarebbero paradossalmente
i primi a sopravvivere e i secondi a soccombere in un mare di debiti. Non
credo che avremo mai una verifica di questa ipotesi.
In questa clima a volte pure apocalittico, il calcio femminile dà
il suo piccolo contributo di caos: le difficoltà del Foroni, i clamorosi
sviluppi della crisi della Lazio, il brusco ridimensionamento del SGS,
una Divisione Calcio Femminile praticamente impotente e con la quale se
la prendono un po' tutti.
Quello che appare sui giornali quasi mai è attendibile, i giornalisti
non hanno chiaro l'inquadramento del calcio femminile della FIGC e scrivono
quasi sempre inesattezze. D'altra parte è pure vero che l'inquadramento
del calcio femminile nella FIGC è molto articolato e complicato.
In pratica nessuno ha il potere su niente, e vige la legge della Giungla.
Nel caso Lazio è esplosa una delle grandi (e storiche) ambiguità
del calcio femminile: dilettanti o professioniste? Non si sa.
Di sicuro non credo che sia possibile vivere di calcio femminile. La
stessa Carolina Morace, che cambiava società quasi ogni anno, portando
scudetti e intascando compensi, non ha rinunciato ad una laurea o ad attività
parallele che le aumentassero le garanzie di un futuro.
Forse per il calcio femminile potremmo ipotizzare una sorta di semi-professionismo,
di fatto le categorie più alte della LND sono già semi-professionistiche.
Sono convinto che il calcio femminile debba in ogni caso avere una
sufficiente autonomia normativa, che gli permetta di autogovernarsi, in
modo da affrontare i problemi in modo diretto. La Divisione Calcio Femminile
dovrebbe diventare Lega Calcio Femminile, mantenere i legami con Club Italia,
LND e SGS ma senza subirne le politiche, come avviene adesso.
Credo anche che le calciatrici dovrebbero in prima persona farsi carico
di questi temi e non comportarsi come cavallette che saltano da una squadra
all'altra, inseguendo il profumo dei soldi.
Infine credo che le società di calcio femminile debbano smetterla
di imitare i peggiori difetti delle società professionistiche e
vivere sui fallimenti delle squadre limitrofe.
Signore e signori, usciamo dalla Giungla.