gennaio 2003
HO SOGNATO CHE IL CALCIO FEMMINILE FERMAVA LA GUERRA
Spesso succede che fra noi pazzi appassionati di calcio femminile si faccia a gara a chi è più amico di questa o quella campionessa. Nessuno sfugge a questo istinto naturale, me compreso. A questo punto, per esempio, potrei elencarvi tutte le importanti e famose calciatrici con  le quali ho interagito in un modo o nell'altro, magari anche con un semplice "ciao". Ma non è questo ciò di cui volevo parlare in questo primo gennaio 2003, giornata mondiale della pace.

Tempo fa l'amico Mario Rimati mi inviò una sua foto che lo ritraeva con Mia Hamm, la più forte e famosa calciatrice del mondo. Sicuramente un bel colpo nella gara "a chi è più amico delle dive", un colpo difficile da pareggiare: ho qualche foto con Jill Rutten, qualche VHS con Carolina, qualche capo di abbigliamento della Guarino, accidenti, neanche tutte queste cose insieme possono eguagliare una foto con Mia Hamm, la più grande del mondo, già premiata dalla FIFA per due anni consecutivi. Nello sport (e nei suoi effetti collaterali) bisogna saper perdere, così prendo e porto a casa, come si suol dire.

Poi arriva l'ispirazione, l'idea, il sogno. Mi ricordo di quella notizia uscita su Liberazione e poi anche sulla Gazzetta. L'impareggiabile collaboratrice Monia me l'aveva girata e io l'avevo inserita nelle news: delle calciatrici irachene avevano lanciato l'idea di giocare un amichevole con la nazionale USA nel nome della pace. Non sapevo se dall'America fosse giunta qualche risposta e così pensai: "se Mario si fa le foto con Mia Hamm, magari è pure in grado di ottenere da lei un commento su questa proposta delle calciatrici irachene!"

E la fantasia continua a galoppare, forse aiutata dall'atmosfera natalizia e dallo spumante del discount. Mia Hamm è la più grande del mondo, una campionessa, una diva, un'eroina. Perchè i campioni dello sport sono gli eroi dei nostri tempi, personaggi senza macchia e senza paura che ogni giorno guidano la lotta del bene contro il male. E allora Mia Hamm non  può che dire sì, accettare entusiasticamente l'idea di giocare un'amichevole che potrebbe addirittura impedire una guerra!

La fantasia è sempre più travolgente e giunge fino al delirio di onnipotenza: giocare l'amichevole USA-Iraq il giorno di Pasqua allo stadio Olimpico di Roma. Che evento storico! E poi che ricaduta di immagine a favore del calcio femminile in Italia! Televisioni, giornali, autorità importanti: tutti a compiacersi per la grande cosa inventata da Calcio Donne Net: il calcio femminile che ferma la guerra!

Come nelle fantasie del ragionier Giandomenico Fracchia già mi vedo a telefonare, inviare E-mail e fax a destra e a manca, chiedere colloqui con presidenti, sindaci, rappresentanti di associazioni pacifiste, consolati e ambasciate per organizzare un evento storico. E tutti quanti che aderiscono entusiasti, come se questa fosse una virtuale marcia della pace che raccolga per la strada tutti coloro che vogliono la pace e sono contro la guerra. E anche tutti coloro che percepiscono l'effetto collaterale di dare al calcio femminile italiano un impulso inimmaginabile.

USA-Iraq il giorno di Pasqua a Roma. Magari ci viene anche il Papa!

Ma la fantasia da sola non sarebbe sufficente a inebriarmi in modo così travolgente. Ciò che fa nascere l'ebbrezza è l'occasione reale, l'effettiva possibilità di concretizzare questo sogno: la vista di quel corridoio libero sulla fascia destra, che io devo percorrere palla al piede fino alla linea di fondo e poi crossare al centro, per la testa di Mia Hamm.

Perchè il perno di questa fantasia è lei, l'eroina, la campionessa. Il progetto per la realizzazione del sogno è incredibilmente semplice: Mia Hamm dichiara di voler giocare contro le irachene un'amichevole per la pace, a questo punto Calcio Donne Net lancia la campagna in Italia per giocarla a Roma per Pasqua. In America la posizione di Mia Hamm ottiene un certo riscontro sulla stampa, e l'eco arriverebbe in Italia, noi la sosteniamo, in tutto il mondo si crea un movimento di opinione a favore della partita: nessuno può più dire di no. Anche se poi non si riuscisse a giocarla davvero, avremmo comunque fatto un "gran casino". Per la pace e, perchè no, anche per il calcio femminile.

Poi la fantasia finisce e si ritorna alla realtà. Dall'America arrivano dubbi e riserve, essenzialmente tecniche: una partita USA-Iraq finirebbe 25-0 (come se il risultato avesse qualche importanza in questo caso). Il problema sarebbe di facile soluzione coinvolgendo anche importanti calciatrici italiane ed europee che potrebbero rinforzare la rappresentativa dell'Iraq.

I genitori di Mia Hamm fanno sapere che Mia sarà molto impegnata nei suoi allenamenti, che punta tutto alla Coppa del Mondo e alle Olimpiadi, e che un'amichevole in quel periodo disturberebbe il suo allenamento. Non si parla del significato di tale evento. Forse in buona fede, forse per non mettersi nei guai, forse perchè semplicemente la pensano in maniera diversa.

Così il sogno finisce e si ritorna alla realtà: una realtà in cui gli sponsor sono più importanti della pace, una realtà in cui i piccoli non possono disturbare i grandi, una realtà in cui i campioni sono soltanto campioni ma non sono eroi.


Nella foto Mario Rimati con Mia Hamm